Il nuovo sentimento dell’infanzia: Ferrante Aporti e la nascita della scuola per i più piccoli
A partire dai primi decenni dell’Ottocento nasce un nuovo “sentimento dell’infanzia”, cioè una diversa attenzione verso i bambini e la loro educazione. Questo cambiamento è legato alle idee di Rousseau, Pestalozzi e Richter, che valorizzano il bambino come essere innocente, spontaneo e sensibile, da educare con affetto e comprensione. Anche la medicina dell’epoca contribuisce a questo nuovo interesse, promuovendo una maggiore cura per la crescita fisica, l’igiene e la salute dei più piccoli.
Tuttavia, l’Ottocento è anche il secolo in cui emerge con forza il problema dell’infanzia povera. Dopo il 1815 la popolazione cresce, ma molte famiglie vivono in condizioni di estrema povertà. I bambini poveri vengono spesso abbandonati, costretti a mendicare o a lavorare fin da piccoli in ambienti insalubri e pericolosi, come le fabbriche. Di fronte a queste situazioni nascono, in tutta Europa, iniziative educative e assistenziali per proteggere e istruire i bambini più piccoli, soprattutto quelli appartenenti alle classi popolari.
In Inghilterra, Robert Owen apre nel 1816 una scuola per i figli degli operai nella sua fabbrica modello di New Lanark. Poco dopo, Samuel Wilderspin diffonde il modello delle infant schools, scuole che uniscono gioco, educazione e igiene. Anche in Francia e in Svizzera si moltiplicano esperienze simili grazie a educatori e filantropi.
In Italia, il principale protagonista di questa nuova pedagogia infantile è Ferrante Aporti, sacerdote nato nel 1791 a San Martino dall’Argine. Dopo aver studiato a Vienna, Aporti torna a Cremona, dove nel 1828 fonda la prima scuola infantile per bambini dai due ai sei anni, aperta anche alle bambine — una vera novità per l’epoca. Le sue scuole si diffondono rapidamente in tutta Italia e diventano un modello di riferimento.
Aporti riteneva fondamentale educare precocemente i bambini, per prepararli alla scuola elementare e correggere le cattive abitudini familiari. Nelle sue scuole si insegnavano lettura, scrittura, calcolo, religione, ma anche igiene personale e ordine. L’educazione morale era basata sull’esempio e sul gioco, non sulla punizione: Aporti, infatti, rifiutava le pene corporali e anche la privazione del cibo, sostituendole con richiami e brevi esclusioni dal gruppo.
Rispetto al modello inglese, Aporti diede più importanza all’uso corretto della lingua italiana (in un Paese dove si parlavano molti dialetti) e alla pulizia del corpo e dell’ambiente scolastico. Il suo metodo univa educazione e assistenza, con l’obiettivo di formare non solo bambini istruiti, ma anche sani e moralmente forti.
Le scuole aportiane ebbero grande successo, sostenute da intellettuali e politici liberali come Cavour e Lambruschini. Tuttavia, verso la fine dell’Ottocento, il metodo di Aporti venne progressivamente sostituito da quello dei Giardini d’infanzia di Friedrich Fröbel, più attenti agli aspetti psicologici e ludici dello sviluppo infantile.
Nonostante ciò, Ferrante Aporti rimane una figura fondamentale nella storia dell’educazione italiana: fu tra i primi a riconoscere il valore dell’infanzia e a creare istituzioni dedicate ai bambini piccoli, ponendo le basi per la moderna scuola dell’infanzia.

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